Imparare per cambiare, storie di tutela e di diritti dei minori in Costa d’Avorio: prosegue il progetto della NEA sostenuto dall’Otto per Mille Valdese

Che la formazione e l’educazione siano strumenti per l’inclusione sociale lo dimostra anche il progetto che la N:EA sta realizzando a Duekoué in Costa d’Avorio con circa 30 ragazzi vulnerabili presi in carico grazie al contributo Otto per Mille della Chiesa Valdese.

La loro età va dai 6 ai 15 anni. Alcuni frequentano la scuola ma hanno bisogno di essere sostenuti nello studio, altri hanno abbandonato la scuola o non l’hanno mai frequentata e si ritrovano a trascorrere gran parte del proprio tempo in strada in un contesto socio-economico che li espone a gravi rischi fisici, psicologici e sociali. Il progetto sta evolvendo significativamente nonostante le difficoltà con cui deve fare i conti aggravate dal fatto che viene svolto in aree rurali dove le lentezze per ottenere permessi per operare, la mancanza di centri di formazione, l’assenza di certificati di nascita dei minori, rischiano di sminuire le iniziative intraprese soprattutto quando si tratta, come nel nostro caso, di formule flessibili di apprendistato protetto di cui i ragazzi più fragili hanno immediato bisogno per sopravvivere e essere sottratti allo sfruttamento del lavoro minorile e alla tratta.

A dieci mesi dal suo avvio, il progetto non registra alcuna defezione, o abbandono. I ragazzi, sia quelli che al mattino si recano presso le officine locali per imparare un mestiere, sia quelli che vanno a scuola e che di pomeriggio frequentano il Centro della N:EA a Duekoué, partecipano con costanza alle attività segno del bisogno di vivere la propria infanzia e adolescenza in spazi strutturati a loro misura, con personale attento e motivato che cura il loro benessere psicofisico. Questi spazi, siano essi le officine degli artigiani o quelli del Centro N:EA strutturati per l’apprendimento, offrono una nuova narrazione identitaria. I ragazzi, soprattutto quelli in apprendistato, acquisiscono un ruolo attivo, una dignità immediata e ribaltano la percezione del proprio valore sociale. E’ quello che abbiamo capito quando durante i colloqui molti ragazzi hanno risposto “da grande voglio aprire un’officina” Sono queste risposte che ci rafforzano e ci fanno andare avanti malgrado le mille difficoltà dovute alla presenza di un apparato burocratico complesso, centralizzato e spesso frammentato come segnalano anche le organizzazioni internazionali che in un simile contesto sono costrette a spendere mesi in lunghe e costose pratiche burocratiche per l’ottenimento di registrazioni tardive prima ancora di iniziare la formazione.

A livello locale, il progetto di tutela per ragazzi vulnerabili gode dell’approvazione dei leader tradizionali (capi villaggio, leader religiosi) il cui appoggio risulta fondamentale per superare alcune delle tantissime difficoltà che la realizzazione di un progetto come il nostro comporta. Una di esse è costituita dal non riconoscimento, da parte dello Stato, di formule flessibili di apprendistato protetto di cui i ragazzi più fragili hanno immediato bisogno per sopravvivere. Un’altra ancora è costituita dal fatto che alcuni ragazzi non hanno il certificato di nascita e quindi non è possibile registrarli a un centro di formazione ufficiale.  Non saranno in ogni caso queste difficoltà a smontare le nostre attività. Ci stiamo attrezzando per affrontare alcune questioni burocratiche che il nostro impegno in Costa d’Avorio comporta. In attesa, tuttavia, della loro soluzione, le attività vanno avanti dando così iniziali risposte ai bisogni concreti dei ragazzi più fragili.