
Alle ore 9:30 si apre il settimo incontro di formazione per gli operatori del progetto “Ragazzi Dentro”.
Il gruppo si dispone come di consueto in cerchio e dopo gli ultimi arrivi ha inizio la lettura del protocollo relativo all’incontro precedente. Il primo argomento di discussione riguarda il rapporto complesso tra i progetti formativi e l’organizzazione scolastica nei quali questi quotidianamente si inseriscono.
Alle ore 9:30 si apre il settimo incontro di formazione per gli operatori del progetto “Ragazzi Dentro”.
Il gruppo si dispone come di consueto in cerchio e dopo gli ultimi arrivi ha inizio la lettura del protocollo relativo all’incontro precedente. Il primo argomento di discussione riguarda il rapporto complesso tra i progetti formativi e l’organizzazione scolastica nei quali questi quotidianamente si inseriscono.
Cesare afferma come sia importante al fine di una buona riuscita di ogni progetto, curare al meglio la relazione con l’organizzazione scolastica che paradossalmente, in alcuni casi, deve ricevere un’attenzione maggiore di quella prestata ai ragazzi in quanto, spesso, si possono verificare dinamiche collusive, che coinvolgono aspetti emozionali tra le parti, che potrebbero pregiudicare il lavoro ma soprattutto i ragazzi e la comunità in cui questi sono inseriti determinando meccanismi espulsivi e di negazione (esempio quello dell’inevitabile formazione di classi separate per gestire al meglio i partecipanti al progetto che, in casi di cattiva integrazione tra operatori e personale scolastico, rafforzano l’emarginazione sociale). Sottolinea in tal senso l’importanza da parte dell’operatore, di cogliere tali dinamiche evitando un eccessivo coinvolgimento personale.
Cesare inoltre riprende il concetto già espresso in altri incontri, che riguarda l’importanza della consapevolezza, da parte degli operatori, del contesto nel quale vanno ad operare, contesto spesso caratterizzato da un alto livello di conflitti interni. Loro compito è sviluppare, nel corso dell’esperienza, una buona capacità di mediazione tra le parti beneficiarie del progetto (docenti, ragazzi, personale scolastico).
Finita la discussione Cesare chiede alle operatrici di Scampia un aggiornamento per quanto riguarda la loro situazione.
Paola afferma che nonostante le vicende nefaste raccontate negli scorsi incontri, la situazione è migliorata soprattutto per quanto riguarda il livello di consapevolezza personale nei confronti del contesto nel quale si inseriscono, sostenendo inoltre come gli incontri di formazione le abbiano permesso di guardare in maniera diversa e più critica il tutto, permettendole di riconoscere le varie dinamiche e i vari meccanismi espulsivi insiti nella sua esperienza alla “Virgilio Quarto” e di essere più serena e in grado di gestire meglio eventuali situazioni conflittuali future. Afferma inoltre che come gruppo di lavoro hanno effettuato anche un ridimensionamento degli obiettivi personali posti a inizio progetto da ognuno di loro, questi infatti sono diventati meno idealizzati e carichi di aspettative, più realisti e centrati sul conseguimento degli scopi che si presentano in itinere.
Sara rafforza quanto detto da Paola riaffermando l’importanza che sta avendo il corso di formazione sopratutto per quanto riguarda la funzione contenitrice di Cesare e Federica e della fondamentale esperienza di condivisione che sta vivendo con il gruppo di operatori affermando inoltre, vista l’ottima riuscita del Carnevale organizzato a Scampia, la rilevanza che può avere far incontrare più spesso le varie scuole che aderiscono al progetto.
Federica invita il gruppo a riflettere sulle assenze agli incontri di formazione e Cesare in merito sottolinea che le assenze sono concesse per cause di forza di maggiore ma qualora vengano meno molti operatori sarebbe più opportuno rinviare l’incontro.
Interviene Genny, operatore di Chance, che invitato da Cesare si presenta e inizia a parlare dell’importanza che hanno avuto ed hanno tutt’ora gli incontri di formazione per quanto riguarda il suo ruolo di operatore e aggiunge inoltre, riprendendo il discorso di Sara, come l’esperienza del Carnevale di Scampia sia stata un’ esperienza in divenire che sta raccogliendo ora i frutti di un’intensa opera di riconoscimento ed accettazione dei vari quartieri di Napoli che molto spesso sono teatro di scontri intestini.
Ariola riprende il discorso dell’importanza delle proprie origini e dell’amore per il proprio quartiere sottolineando come questo tema non sia totalmente condivisibile in quanto molti dei ragazzi che lei segue, hanno esperienze familiari e territoriali molto complesse ed in questi casi il territorio rischia di avere un impatto negativo sullo sviluppo degli individui. Aggiunge inoltre che si sente affranta per la condotta scolastica dei ragazzi che segue, in quanto alcuni di questi, nonostante si impegnino nelle varie attività, saranno molto probabilmente bocciati.
Elisabetta interviene affermando che un elemento utile durante gli incontri con la famiglia possa essere quello di tutelare gli spazi e di garantire la presenza dei tutor e degli operatori ad essi, per creare una sorta di ponte con i genitori che spesso presenziano a questo tipo di situazioni non per interrogarsi su se stessi ma perché spinti dalla curiosità nei confronti degli operatori e del loro modo di lavorare. Inoltre sottolinea l’importanza delle osservazioni come strumento utile per aiutare i genitori ad avere una migliore visione della situazione dei loro figli e al contempo di facilitare operatori e tutor per eventuali momenti di confronto. Elisabetta apre una parentesi sul bisogno di lavorare assieme come gruppo per creare modelli educativi condivisi soprattutto in contesti particolarmente degradati citando infatti la situazione riscontrata nella scuola di Cavalleggeri dove gli operatori si trovano immersi in un contesto di estrema violenza e gravità,affermando che è fondamentale mettere in atto azioni di contenimento per tutelare i bambini.
Federica evidenzia come nel gruppo si avverta da un lato il bisogno di comprendere come intervenire in termini metodologici e dall’altro l’importanza di gestire l’aspetto emozionale. Facendo riferimento a quanto detto da Ariola precedentemente sul rischio che i ragazzi che partecipano al progetto vengano bocciati, sottolinea la necessità di attivare una comunicazione con gli insegnanti al fine di trovare un punto d’incontro, inoltre sostiene che lo spazio della formazione non deve contenere tutti i molteplici livelli di analisi(momento genitori, aspetti metodologici, aspetti emozionali).
Ribadisce l’importanza dell’utilizzo dello spazio di formazione per elaborare i vari aspetti emozionali che emergono nelle diverse fasi del progetto (Ariola,Elisabetta) e per gestire le varie contraddizioni insite nel rapporto tra progetto e scuola.
Cesare interviene in merito affermando che è necessario risolvere le contraddizioni rispetto ai ragazzi con gli insegnanti e che, in termini di relazione ed emozioni in gioco se ne può discutere durante l’incontro di formazione mentre in termini di provvedimenti da prendere bisogna agire nella scuola.
Prende parola Fabio che, ribadisce tutti i concetti espressi precedentemente da Ariola confermando tutte le problematiche che sono emerse. Elisabetta invece ritorna sull’importanza di ridefinire gli spazi per risolvere questo tipo di problemi concentrandosi in particolare su quelli di natura metodologica.
Annamaria interviene chiedendo al gruppo quali tempi, all’interno del progetto siano stati dedicati ai genitori e racconta la sua esperienza dove si è cercato, nel corso del progetto a cui si dedicava, di sanare le falle culturali e di attirare, magari tramite un evento quale per esempio una mostra, i genitori per creare un’ iniziale relazione.
Interviene Paolo che descrive il loro tentativo di cercare di attrarre attraverso alcuni espedienti i genitori rom a scuola anche se quest’ultimi hanno un’esperienza della genitorialità particolare.
Un’operatrice di Scampia inoltre sostiene che spesso i genitori non si presentano agli incontri in quanto li vivono in maniera persecutoria.
Dopo una breve discussione in merito Cesare chiede a Paolo di leggere il suo protocollo preparato per l’incontro di oggi.
Al termine della lettura Cesare si complimenta con Paolo per la restituzione e afferma una serie di punti fondamentali che sono emersi nel protocollo, tra cui :
1) l’importanza di trovare un canale comunicativo alternativo a quello verbale, come ha fatto Paolo che è riuscito a comunicare con un bambino attraverso la simbolizzazione attraverso l’uso del disegno;
2) la coesione gruppo classe, in riferimento ai ragazzi che hanno voglia di leggere perché si sentono sostenuti dal gruppo classe;
3) il concetto di genitore sociale inerente al fatto che i bambini rom si recano a scuola accompagnati da un unico genitore che viene selezionato dagli altri;
Sottolinea inoltre come i rom possano esser considerati per certi aspetti come una sorta di gruppo di controllo da tener presente ad esempio per quanto riguarda la coesione di gruppo come etnia.
Marica riprende il discorso di Paolo relativo al degrado che spesso i rom vivono e che a volte si presenta attraverso il cattivo odore che li rende spesso sgradevoli e vittime di insulti da parte degli altri ragazzi. Cesare afferma che il problema in questione riprende il tema degli adolescenti e del rapporto conflittuale che hanno con il proprio corpo, aggiunge inoltre che bisogna fare attenzione in particolar modo a questo tipo di problemi poichè risultano essere, insieme ad altri, elementi chiave per l’integrazione che deve basarsi essenzialmente sulla reciprocità e sull’effettivo riconoscimento nei ragazzi dell’altro, non come disagiato e quindi bisognoso di aiuto, ma come “altro da me”.
Invita il gruppo a riflettere e a stare attenti alla lettura che spesso i ragazzi fanno della realtà che non segue sempre una logica condivisibile ma che a volte può attivare invidie rispetto all’attenzione che gli educatori danno a chi si trova in situazioni di maggior disagio sociale, affermando l’importanza di stare attenti a far integrare al meglio i ragazzi rom con i ragazzi del territorio. Cesare poi ritorna al discorso di Ariola ed Elisabetta sull’importanza delle origini, esplicitando come sia fondamentale in una relazione educativa non negare le radici ma far si che queste possano essere elaborate creando degli spazi, un “luogo altro” dove accogliere, anche a livello mentale e non solo d’azione, situazioni emotive molto forti (sparatorie, spaccio etc..)
Sulla famiglia invece, in risposta ad Elisabetta interviene affermando che bisogna avere dei setting per esplorare le risorse educative, un campo neutro dove poter discutere con i genitori poiché spesso determinati luoghi fisici scolastici sono intrisi di vissuti emotivi persecutori. Sottolinea l’importanza di distinguere quindi il setting interno alla scuola dallo spazio riservato ai genitori. Elisabetta inoltre aggiunge che c’è la necessita di individuare in maniera specifica i problemi e le richieste delle diverse scuole.
Cesare ribadisce il concetto espresso più volte sull’importanza della progettazione degli incontri e soprattutto del primo incontro che deve essere fondamentale affinchè trasmetta un senso di fiducia e di sostegno. La difficoltà delle famiglie è che esse spesso vivono un senso di colpa che diventa persecutorio nei confronti della scuola dovuto ai comportamenti esplosivi e distruttivi dei figli. E’ importante quindi focalizzare il primo incontro sulle qualità positive dei ragazzi e del progetto per bonificare gli aspetti persecutori.
Riprende poi il problema emerso in precedenza dell’identità sociale degli operatori che spesso viene considerata impropriamente come appendice della scuola, ritenendo necessario imparare a distinguere la propria identità da quella attribuita dalla scuola, che la deve riconoscere sostanzialmente in maniera definitiva come figura che offre delle possibilità di recupero non solo scolastiche ma soprattutto sociali.
Il gruppo si concorda con Cesare sulla possibilità, nei prossimi incontri con la famiglia, di organizzare eventuali mostre volte a valorizzare il lavoro dei loro figli nell’ambito del progetto.
Il gruppo si saluta e si da appuntamento al 18/4.
Violetta Fusco
Angela Roccaro
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