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percorsi di inclusione per bambini e ragazzi delle periferie napoletane
Il progetto si propone di incidere in maniera significativa nella riduzione
del disagio e della vulnerabilità sociale dei bambini e adolescenti delle
periferie napoletane di Scampia, Ponticelli, Secondigliano Barra, Fuorigrotta,
attraverso un programma sociale, culturale ed educativo basato su due presupposti:
a) il riconoscimento delle potenzialità disperse dei minori quali
risorse essenziali;
b) la valorizzazione, il riconoscimento e l’integrazione delle
competenze specifiche delle diverse agenzie educative(scuola-famiglia-extrascuola)
che intervengono nell’evoluzione infantile.
Sulla base di tali presupposti, si intende contrastare la marginalizzazione
sociale di tale componente della popolazione, con un approccio integrato che
rafforzi l’azione della scuola, supporti quella familiare, anche attraverso
un sostegno psicologico che miri a consolidare la funzione genitoriale, elevare
la qualità dell’esperienza infantile offrendo opportunità
culturali, sociali ed educative anche nel tempo libero per rispondere alle più
svariate necessità dei destinatari (aspetti psicologici, informazione,
integrazione sociale e culturale, educazione, reinserimento nel mondo della
scuola, orientamento lavorativo).
All’interno della vasta platea coinvolta, nei 18 mesi del progetto, saranno
individuati quei bambini e ragazzi maggiormente a rischio di abbandono scolastico
o che non frequentano la scuola e per i quali si renda necessario l’aiuto
quotidiano nel percorso di vita (famiglia, scuola, lavoro, gruppo dei pari,
tempo libero), attraverso un progetto “ad hoc” che delinei obiettivi,
strumenti, tempi di attuazione e loro verifica.
Al programma partecipa una rete di mediatori interculturali, docenti, psicologi,
esperti del settore della formazione, animatori di gruppi locali, gruppi di
genitori, associazioni di volontariato già operanti nelle aree d’intervento,
il cui fine è l’attivazione, nella diverse zone di intervento,
di forme di collaborazione fra diversi ordini di scuola ( continuità
verticale) e fra esse e le famiglie e gli enti del privato sociale e del mondo
del volontariato(continuità orizzontale) l’individuazione delle
aree del disagio, principale causa dell’abbandono della scuola da parte
dei ragazzi, la ricerca di efficaci metodi di intervento educativi e motivazionali
per renderli protagonisti dei loro sapere, saper essere e saper fare, lo sviluppo
in senso sociale della genitorialità per approdare alla formazione di
“genitori sociali”esperti nell’aiuto, la diffusione delle
buone pratiche.
L’azione, si svolgerà nelle scuole, nelle strutture sportive, per
strada, nei centri di aggregazione, nelle strutture residenziali, nelle case
dei destinatari e prevede le seguenti attività:
a) La formazione dei docenti per condividere metodi educativi e strategie
didattiche ed assicurare la continuità dei modelli formativi nei diversi
ordini di scuola;
b) L’attivazione di laboratori interculturali, di lettura e narrazione,
espressivi, creativi, multimediali e scientifici.
c) La realizzazione di attività sportive e l’incontro con giovani
volontari, impegnati nei campi di lavoro, per rafforzare il rispetto del gruppo
e delle regole, il senso di responsabilità, di solidarietà.
d) L’attivazione di spazi di incontro con le famiglie per sostenerle nel
lavoro di cura e per
rafforzare il riconoscimento e la riqualificazione del proprio ruolo di genitori.
e) Lo svolgimento di eventi territoriali per sottrarre al degrado i luoghi di
socialità, favorire la percezione di uno spazio urbano sicuro e la progettazione
partecipata di cura dell’ambiente.
f) Il tutoraggio dei minori in particolari condizioni di disagio scolastico
attraverso:
- il sostegno della famiglia nei compiti educativi e avvio di processi di aiuto
e auto-aiuto;
- la collaborazione con le scuole e ricerca sul fenomeno della dispersione scolastica;
- la lettura e l’analisi dei bisogni e delle loro problematiche sociali
e creazione di progetti
mirati e integrati con il singolo e il gruppo classe, aiuto nelle studio a casa;
- il recupero e orientamento scolastico e formativo di adolescenti privi di
formazione;
- la ricerca e conoscenza delle risorse lavorative e/o formative presenti sul
territorio;
- l’individuazione delle sue reali capacità e delle problematiche
di adattamento al lavoro;
- l’utilizzazione di strumenti quali borse lavoro, laboratori pre-professionali,
ecc.
- la promozione di attività del tempo, libero ivi compresi i soggiorni
estivi e invernali
Analisi del bisogno (con eventuale supporto di dati statistici e fonti bibliografiche)
La crescente complessità dell’attuale società,
incide in modo significativo sui processi educativi e formativi che coinvolgono
i minori i cui contesti di vita, se da un lato offrono maggiori opportunità
esperienziali, dall’altro contengono i rischi dell’emarginazione,
del disorientamento e della solitudine esistenziale. I bambini e gli adolescenti
sono i soggetti più esposti a tali rischi, soprattutto all’interno
di un territorio, come quello di riferimento del progetto, in cui prevalgono
diffusi elementi di degrado ambientale e sociale, proliferazione delle violenze
interpersonali e degli atti di vandalismo, disoccupazione, povertà materiale
e insicurezza urbana quest’ultima determinata da una criminalità
che, in assenza di spazi di educazione e di speranza per il futuro, diventa
lo sbocco immediato per moltissimi giovani e il riferimento culturale che attrae
le loro aspettative. Si tratta pertanto di un’area “a rischio ”
i cui effetti, si riflettono negativamente sulla vita e la crescita dei bambini
e, in maniera ancora più marcata, degli adolescenti che vivono una fase
del loro sviluppo, caratterizzata da una forte esigenza di autonomia rispetto
alla propria gestione. E’ nella fase adolescenziale che spesso scattano
meccanismi che inducono i ragazzi a rompere il legame di dipendenza con la famiglia,
riducendo il controllo percepito su di loro da parte degli adulti e in alcuni
casi, adottando regimi di vita sregolati e non controllabili o mettendo in atto
comportamenti oppositivi, di sfida e prese di posizione forti. Di fronte alle
difficoltà dei ragazzi, si registrano ruoli genitoriali inadeguati, si
avverte il bisogno della famiglia di essere sostenuta nella propria funzione
di gestione della relazione con i propri figli, si verifica l’ assenza
di modelli positivi in cui i ragazzi possano costruire i propri processi identitari.
In tale contesto, i ragazzi ricercano il gruppo dei pari per determinare la
propria crescita e l’ appartenenza ad un contesto. I luoghi di socializzazione,
diventano il muretto e il campetto abbandonato, che testimoniano il bisogno
di condivisione simbolica di un territorio, un sentirsi parte di un insieme,
ma dove proliferano forme di relazione e di comunicazione sostenute da un linguaggio
povero e da comportamenti prevaricanti e prepotenti. L’aggregazione naturale
degli adolescenti di tali quartieri, in particolare di quelli appartenenti a
famiglie multiproblematiche, può diventare anche occasione di rischio
e di connotazione negativa (costituzione di banda, bullismo o anche solamente
di disordine sociale, retto da modelli culturali “devianti”), se
non viene sostenuta da una forte intenzionalità educativa che favorisca
la comunicazione, apra verso nuove proposte pedagogiche, arginando così
i rischi di abbandono scolastico e di esclusione sociale. Dai dati dei Servizi
Sociali sull’evasione nelle scuole elementari e medie di Napoli si evince
che, negli ultimi anni, il numero dei bambini inadempienti è diminuito
per la scuola elementare dall’1% allo 0,17% e per la scuola media dal
2,58% all’1%. Sebbene questi dati non rivelino preoccupanti indici di
evasione, è utile sottolineare che la dispersione scolastica non si manifesta
unicamente con l’abbandono, spesso il distacco dalla scuola si esprime
con il disinteresse, la demotivazione, la noia, con istrionici comportamenti
di disturbo della classe, con esiti formativi scadenti.
Occorre inoltre tener presente che, se gli indici di evasione nel primo ciclo
sono contenuti, i tassi di abbandono nel primo anno della scuola media superiore,
dovuti al disagio personale, all’incapacità dei ragazzi di dispiegare
il proprio potenziale d’apprendimento e di soddisfare i propri bisogni
affettivi, a difficoltà d’apprendimento (soprattutto sul terreno
espressivo linguistico e scientifico), restano gravi.
Nei quartieri considerati, sono presenti anche significative quote di bambini
e ragazzi immigrati e rom di origine serbo-bosniaca e rumena ( quest’ultimi
di recente immigrazione) i cui bisogni formativi, per non parlare di quelli
abitativi e sanitari, restano da tempo disattesi. Vivono in condizioni igieniche
critiche, ghettizzati in territori ai limiti dei quartieri, in case di latta
e cartoni, fra ratti e fogne a cielo aperto. Partecipano, anche i più
piccoli, alle strategie economiche di sopravvivenza delle proprie famiglie,
mendicando per le strade. Una realtà che rappresenta, come ha più
volte dichiarato la Caritas di Napoli, una vera e propria emergenza umanitaria.
( Immigrazione - Dossier Statistico 2006. XVI Rapporto) Come si vede, siamo
di fronte a complesse problematiche, il cui impatto sulla vita dei minori, ècosì
grave da rendere urgenti interventi complessi. Tali interventi, se attengono
principalmente alle politiche sociali e formative, del lavoro e culturali, dall’altra
investono il senso di responsabilità di tutta la comunità nei
confronti della formazione di bambini e ragazzi, e il sentimento della solidarietà
verso quelli più vulnerabili. Dal punto di vista socio assistenziale
ed educativo, non mancano nei contesti di riferimenti servizi per i minori e
le loro famiglie. Alcuni di essi però, non riuscendo a stimolare il protagonismo
dei destinatari e la dicotomia tra assistente e assistito, incontrano incomprensione
e a volte ostilità. Pertanto il progetto intende rispondere al bisogno
di maggiore condivisione dei beneficiari, attraverso una partecipazione che
per ciò che riguarda le famiglie, mira a professionalizzarne alcune per
coinvolgerle nei processi di cura (genitori sociali) . Nelle aree considerate,
è necessario che anche sul terreno della scuola si rifletta sugli elementi
di debolezza interni che ne minano l’azione educativa e formativa ( scarsa
lettura dei bisogni che spesso restano inespressi, diffusa autoreferenzialità,
scarsa attenzione per le differenze culturali, per l’esperienza formativa
precedente e per quelle che i ragazzi vivono fuori la scuola, inadeguato coinvolgimento
delle famiglie, limitata flessibilità).Va infine lamentata la diffusa
parcellizzazione delle azioni per i minori che a volte sono addirittura in contrasto
fra loro: approccio, orari, ecc. o sconosciuti a una delle due parti. A tale
riguardo il progetto intende rispondere al bisogno di maggiore condivisione.
I servizi operativi per le famiglie ed in particolar modo quelle rom, sono di
gran lunga insufficienti e quelli esistenti sono a volte improntati a moralismo,
stereotipi e scarsa sintonia umana che ostacolano un approccio che abbia i necessari
caratteri di professionalità ed allo stesso tempo di empatia con le persone
che vivono situazioni di disagio. Il progetto, a tale riguardo, risponde al
bisogno di solidarietà.
Beneficiari dell’intervento
Saranno destinatari diretti del progetto, una platea di circa 600 bambini ed
adolescenti dei due sessi, di età compresa fra i 3 e i 15 anni, appartenenti
a famiglie napoletane, immigrate e rom (questi ultimi in aumento notevole nei
territori indicati ).
All’interno di questa platea, nei 18 mesi del progetto, saranno individuati
100 bambini/e ed adolescenti napoletani e rom che presentano condizioni di scarsa
socializzazione, di assenza di punti di riferimento positivi, di uso confuso
e disorientato del tempo libero, di rapporti conflittuali con il mondo degli
adulti, bambini e ragazzi rom le cui famiglie si trovano in situazioni di marginalità
sociale e povertà materiale particolarmente ostative lo sviluppo e la
crescita dei minori.
In generale si tratta di
- Ragazzi che vivono grazie alla presa a carico da parte di strutture
socio-assistenziali,
- Bambini e ragazzi privi di genitori perché deceduti, in carcere, o
sottrattisi al legame ;
- Bambini e ragazzi con difficoltà affettivo-relazionali e scolastiche;
- Bambini e ragazzi poveri ;
- Bambini e ragazzi con modelli familiari improntati alla violenza e alla delinquenza.
- Adolescenti privi di formazione che sperimentando l’assenza di sbocchi
lavorativi e l’incapacità di accedere a corsi di riqualificazione
professionale, fanno ricorso ai primi comportamenti illegali, compreso l’approccio
al consumo di sostanze stupefacenti.
- Ragazzi oggetto di provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria civile
e penale
Bambini e ragazzi stranieri e rom segnalati e/o conosciuti dai Servizi socio-assistenziali
e dalle associazioni che operano nei territori individuati
Saranno destinatari indiretti le famiglie con particolare attenzione alle famiglie
che presentano maggiori problemi, i docenti, il territorio.
Metodologia proposta
Ci si avvarrà di un approccio metodologico che pone al centro dell’attività
educativa, la relazione. Il progetto attiverà, in tutte le fasi, diverse
strategie metodologiche, in cooperazione, per far si che i ragazzi, più
che fruitori, diventino protagonisti delle attività che a grandi linee
sono state delineate ma che troveranno una loro più puntuale articolazione
per renderle flessibili nel rispetto delle diverse modalità partecipative
e della differenti intelligenze (Gardner- Teoria delle intelligenze multiple)
dei bambini e dei ragazzi. Si pensi per esempio all’organizzazione degli
spazi che si connota come un’operazione molto decisiva ai fini della condivisione
delle proposte operative. La metodologia utilizzata nella composizione dei gruppi
terrà presente i criteri legati all’età, alla eterogeneità,
agli interessi e alle motivazioni.
L’approccio metodologico che i gruppi di lavoro utilizzano è quello
che si ispira al metodo del Cooperative Learning: metodo che, invece di essere
centrati sulle risorse degli adulti, utilizza le risorse dei bambini e dei ragazzi;
infatti, si considerano esperti gli educatori che sanno gestire esperienze educative
condotte dagli stessi ragazzi ed, insieme, sviluppare obiettivi educativi di
cooperazione, solidarietà, responsabilità e partecipazione attiva,
efficaci anche per una migliore qualità della relazione e per la realizzazione
condivisa dei prodotti creativi di comunicazione.
Metodologia della ricerca-azione: metodo attraverso il quale si incoraggia la
partecipazione tramite la ricerca-azione che porta allo sviluppo di strategie
di intervento sulla realtà. Questa metodologia è preferita in
quanto predilige l’elemento della scoperta, della presa di coscienza delle
problematiche e quello dell’intervento attivo volto al cambiamento.
Peer collaboration: letteralmente “collaborazione tra pari”, un
metodo attraverso il quale i ragazzi devono conoscere ed analizzare da tutti
i punti di vista il tema trattato ( sia esso la legalità, la cittadinanza,
l’ambiente, l’amicizia ):prendere in esame gli input provenienti
da tutti coloro che sono coinvolti nel progetto, per essere in grado di sintetizzare
e contenere in un unicum i contributi di tutti, lavorare insieme, partecipando
ognuno la propria originalità e le proprie risorse senza partire dai
suggerimenti preconfezionati. Gli educatori, in questo caso, sono chiamati a
monitorare i processi e ad intervenire solo nei momenti di particolare difficoltà
e per stimolare corretti comportamenti sociali
Peer tutoring: letteralmente “insegnamento tra pari”, metodo attraverso
il quale i ragazzi devono scambiarsi risorse e capacità sostenendosi
reciprocamente nelle difficoltà.
Tali metodologie, utilizzate soprattutto in ambito scolastico, ben si adattano
al contesto in cui andremo ad operare in quanto esse favoriscono un approccio
pratico, non formale, ludico e legato al fare concreto secondo il principio
pedagogico per cui al termine di un processo formativo si impara il 20%di ciò
che si ascolta, il 30% di ciò che vede, il 100% di ciò che si
fa.
Le tecniche adoperate saranno:
Contatti diretti con i destinatari,grazie alla strategie di ricerca-azione partecipativa.
Brain storming: tecnica di produzione di idee che viene utilizzata nell’elaborazione
dei prodotti di comunicazione creativa. Essa consente di liberare l’immaginazione,
senza censure, di aumentare la creatività di gruppo, di prendere in considerazione
punti di vista inusuali.
Problem solving:approccio metodologico che sviluppa, sul piano psicologico ed
operativo, l’abilità di soluzione di problemi. Insieme al metodo
della ricerca e della scoperta, costituisce un approccio utile alla gestione
dei conflitti attraverso l’attivazione delle potenzialità euristiche
di ognuno.
Tecniche della pedagogia narrativa. Tecniche dell’ascolto partecipato.